Il cortocircuito di Facebook

18 10 2010

Il sito del Wsj

Allarme nel mondo social! Una maxi inchiesta del Wall Street Journal ha incastrato Mark Zuckerberg, il creatore di Facebook. Secondo il quotidiano newyorkese, il social network per eccellenza (con i suoi 500 milioni di utenti), avrebbe trasmesso informazioni personali di ogni genere a numerose società pubblicitarie e di ricerche di mercato sul web (a quanto pare almeno 25). Il veicolo per il passaggio di dati sarebbe stato il folto numero di applicazioni che facebook offre, da Farmville (con i suoi 60 milioni di utenti) a quella del Texas HoldEm Poker. Insomma, un gran casino. Dal quale sarà difficile uscire per il colosso americano, che nottetempo ha oscurato le applicazioni. La società ha detto che potrebbe essere scappato qualche Id, ma che non permette di risalire alle informazioni. Il Wsj dice che invece è possibile eccome. Sarà curioso vedere come ne uscirà Zucjerberg, che ha fatto un sacco di soldi da quando nel letto del suo dormitorio penetrava nel cervellone di Harvard per scoprirne dati e misteri. Sarebbe una rivincita clamorosa del sistema stesso, all’insegna del ferire e perire con la stessa spada. Ma la cosa che trovo ancora più interessante è un’altra. Il sito del Wsj ha riportato l’inchiesta. Come la maggior parte dei siti mondiali, anche quello del quotidiano finanziario ha la possibilità di esprimere il celebre mi piace per indicare un articolo di gradimento e condividerlo su Facebook. Nella graduatoria degli articoli più apprezzati troviamo 312 like per l’Election Day californiano, ben 92 per la politica tedesca sull’immigrazione. Aprendo gli articoli in prima pagina faticherete a trovare anche un solo like per tutti i temi principali della giornata. Ebbene, l’articolo che ci dice che Facebook ci spia, fa il record con oltre 6000 like degli utenti di Facebook! Lo trovo fantastico. Detto ciò mi trovo costretto a fare autocritica: il primo posto in cui questo post finirà..è Facebook..





Giustizia Usa: hanno veramente da insegnare?

6 12 2009

Leggo con una certa insofferenza il commento che il rispettabilissimo e autorevolissimo e tutti gli issimo più pregevoli del mondo NYT offre della vicenda di Perugia, della quale per altro sono molto poco interessato. Certo la giustizia italiana vive uno dei suoi periodi peggiori. Continuamente sotto osservazione da parte di ogni gruppo di pressione e politico all’interno della nazione, denuncia in più occasioni i suoi difetti di funzionamento e strutturali. Ma la lezione degli americani, o meglio della loro opinione pubblica non mi sembra certo provenire da un popolo di Cristo che mai hai ha scagliato una pietra. Il denunciare poi una pressione mediatica tale da modificare un verdetto di un tribunale della repubblica italiana, mi sembra eccessivo, soprattutto per la nazione che per eccellenza fa del tribunale televisivo il luogo in cui si formulano le condanne. Insomma..non voglio dire che la nostra giustizia, i nostri tribunali e le nostre leggi siano il paradiso (anzi, più volte sottolineo lo schifo letterale che raggiungono!), ma la lezione degli americani non mi va giù. Ricordo loro una cosa su tutte..si chiama Cermis..good bye Usa..