Pisapia in Cattolica

7 04 2011

Visto che non interessava a nessuno, lo metto qui…tiè (rivolto ai media)

(video di scarsa qualità, ma nessuno al giorno d’oggi ti regala una telecamera)

Giuliano Pisapia, il candidato sindaco alle elezioni amministrative di Milano del prossimo 15-16 maggio, ha incontrato gli studenti della Cattolica, su invito del gruppo Uld. Pisapia ha raccontato la sua parabola, da outsider a candidato sindaco del centrosinistra dopo le primarie dello scorso autunno, sottolineando come proprio in quell’occasione «sia rinata la passione e l’entusiasmo dei giovani per la politica». Secondo l’avvocato milanese, la sua candidatura «è riuscita a riunire tre soggetti della città spesso scollati: la società civile, la società di chi lavora all’interno dei partiti dal basso e la cittadinanza attiva».

Rispondendo indirettamente all’assessore al bilancio Terzi, Pisapia ha sostenuto (magari se un giorno ci fosse del tempo sarebbe bello approfondire bene questo aspetto) che le risorse necessarie «per non lasciare che il suo programma sia un grande libro dei sogni, sono contenute nei progetti delle officine per la città (tavoli tematici di studio per la definizione del programma elettorale)». In questo senso, grande spazio verrebbe lasciato – nelle intenzioni del possibile sindaco – a nuove iniziative e al microcredito. «Tre parole indicano il cambiamento che auspico per la città: coesione sociale, nuova economia e nuova democrazia», ha detto Pisapia. Al primo punto si intende la nuova demografia che caratterizza Milano, sempre più sbilanciata verso la fascia anziana. Pisapia ha parlato di una «commissione comunale di garanti» da istituire per vagliare i progetti dei cittadini, soprattutto giovani, per assegnare loro spazi e fondi attraverso il microcredito. Per rilanciare l’economia fa invece riferimento «alla necessità di rilanciare la cultura, con la quale si può mangiare, e di rimettere Milano al passo per quanto riguarda le nuove tecnologie, che sono un volano incredibile e che vedono i giovani senz’altro favoriti». Con “nuova democrazia” il candidato della sinistra ha invece fatto riferimento alla necessità di «riportare aria pulita in città, a partire dal risolvere il problema poco prosaico dello smog. Il mio impegno è quello di adeguare innanzitutto le strutture pubbliche e i loro sistemi di riscaldamento, che sono tra i principali responsabili della situazione tragica della città». Bike sharing in periferia, potenziamento dei mezzi pubblici e sistematicità nell’adottare le giornate a piedi sono le altre misure da adottare con urgenza.

Pisapia si è poi intrattenuto a lungo con i – pochi – ragazzi presenti parlando della necessità di «aprire Milano e i suoi locali, non appoggiare la politica dell’attuale vicesindaco, che invece pensa solo a chiudere tutto». L’avvocato, in riferimento alle solite polemiche della movida,  ha detto che «si può trovare un buon compromesso tra le esigenze degli abitanti di certe zone e i ragazzi che vogliono uscire dalle loro case, recuperando quegli spazi lasciati andare, sia in centro che in periferia, verso un degrado che può diventare irreversibile». Finita la sua presentazione – avvenuta fuori dall’Università perchè la direzione della Cattolica ha impedito di utilizzare uno spazio interno (secondo un regolamento interno a due mesi dalle elezioni si sospende ogni attività che possa avere riferimento diretto ai candidati) – Pisapia ha visitato la sede di Uld, culla del movimento studentesco degli anni ’60-’70, rivelando che la sua campagna elettorale verrà molto probabilmente conclusa con un concerto di Vecchioni.

(ok. fine del tentativo di pezzo serio. detto tra di noi…sarà dura vedere Pisapia vincere le elezioni. Il suo mordente è praticamente nullo, soprattutto nel momento in cui si tratta di dare contenuto alle sue idee. come comunicatore il voto è molto basso. avesse almeno i soldi per tappezzare la città…si vedrà)

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L’impero del consenso

29 09 2010

Silvio Imperatore (tratto da shadang.wordpress.com)

Oggi Silvio Berlusconi ha giocato in Aula il primo tempo (45 minuti + 8 di recupero, dovuti soprattutto ai 50 applausi) di un match che non si sa quanto durerà ancora. Il suo discorso è stato un capolavoro di scudocrociatismo (nei modi, nei toni, nelle citazioni) rivisitato con un pizzico di estro à la Silvio: quella vena attoriale che si riveste per una mattina del piglio dello statista. Io credo molto nel significato profondo delle parole, del discorso politico in senso etico e normativo, dell’azione linguistica e razionale come rivelatrice di un sistema di pensiero ad essa sottostante e complementare. Sto in questo momento riascoltando l’intervento integrale, ma già dopo cinque minuti mi si offre lo spunto per una riflessione. Al centro c’è la parola consenso. Tema difficile, molto complesso, molto in evoluzione. Credo che, come Paese e come sistema culturale, stiamo sempre più addentrandoci in un impero del consenso, con tratti tirannici. Che la sovranità popolare si concretizzi nella possibilità di esprimere il consenso attraverso il voto è ammissibile. Ma è limitante. Ma ancor più limitante è l’idea che un Governo tragga la propria legittimità solo ed esclusivamente dal consenso. Nell’affermare questo, Berlusconi dimentica ancora una volta l’esistenza di una Carta Costituzionale, da cui realmente trae legittimità il suo governo. E la sua affermazione stride ancora di più, se messa in relazione con la citazione che di lì a poco fa del ministro Pietro Calamandrei. La tutela della minoranza (elemento fondamentale nell’ambito di una vita democratica, ancor più del governo della maggioranza perchè molto più debole e difficile da preservare) è costantemente messa in pericolo dalla ricerca del consenso. Il consenso porta il politico a ritenersi legittimato sempre e comunque, fin quando vince le elezioni. Mi viene in mente un intervento di pochi giorni fa, mi pare su La7. Di fronte alla questione dei simboli leghisti nella scuola di Adro, il sindaco di Verona Tosi giustificava in un certo senso il suo collega, dicendo più o meno: «Faccia quello che vuole. Al prossimo appuntamento elettorale i suoi concittadini esprimeranno la loro sentenza sul suo operato». Ecco, esattamente questo è l’impero del consenso. Potenzialmente un’escalation senza fine. L’idea di poter fare quello che si vuole fin quando si ha la massa alle proprie spalle. E’ pericoloso, perchè inevitabilmente provoca una compravendita di consenso. Ed è lo stesso a cui si è assistito in Parlamento, con il calciomercato della fiducia. Che Berlusconi dica poi che «fra Parlamento e Governo non vi può mai essere contraddizione» è quantomeno curioso, in un Paese che non ha visto praticamente mai esecutivi portare a termine il loro mandato. Il tono imperativo di questa sentenza sembra mettere in luce un imperatore decadente, che usa la terra del Colosseo (come il Commodo del Gladiatore!) e lo spettacolo per tenere in piedi un impero destinato a crollare, e che non ne riesce ad ammettere razionalmente il disfacimento. Sono solo spunti da trenta secondi dei 53 minuti totali di discorso, ma credo che siano segni chiari di una visione politica che ha raggiunto un punto di non ritorno. Il resto rientra nelle strategie e nel breve termine. Breve breve, si spera.