Come cambiano le cose…

2 05 2011

La chiusura del campo nomadi di via Triboniano a Milano è stata sancita stamani con una firma davanti ai giornalisti in Prefettura a Milano, cui hanno preso parte il ministro dell’Interno Roberto Maroni, il sindaco Letizia Moratti e il prefetto Gian Valerio Lombardi. Lombardi ha presentato con «soddisfazione l’esito di un lavoro reso possibile da uno sforzo comune delle istituzioni, che hanno cercato di lavorare sulle persone senza ricorrere a misure coattive». Al Triboniano, è stato spiegato in conferenza stampa, sono stati coinvolti 123 nuclei familiari (un totale di 439 persone) in 115 progetti di reinserimento e solo 8 famiglie non hanno aderito ad alcuni di essi, ora affidate temporaneamente alla Protezione Civile. Il sindaco Moratti ha quindi spiegato di voler «proseguire la politica di azzeramento dei campi abusivi, alleggerendo nello stesso tempo quelli regolari, che vanno diminuiti in maniera drastica già entro quest’anno». A Milano dovrebbero rimanere attive dunque solo 4 aree di dimensioni ridotte rispetto a quanto accadeva in passato. «La chiusura del Triboniano – ha concluso il sindaco – dimostra da un lato la capacità e la volontà di Milano di integrare, dall’ altra, stabilisce però l’impegno a rispettare le leggi e la serenità dei cittadini». Un plauso alla conclusione del processo è venuto dal ministro Maroni, che ha ricordato i passaggi del piano straordinario del governo in materia dei campi nomadi. «Prima questa emergenza era stata colpevolmente trascurata – ha osservato -, il nostro intervento è stato positivo e ha oltretutto sviluppato una sensibilizzazione anche a livello europeo, tanto che la stessa Commissione Ue ha posto quello dei campi nomadi come tema centrale per tutti». (ANSA)

Incredibile come cambino le cose a distanza di pochi mesi, se dietro l’angolo c’è un voto che spaventa. Patetico addirittura il doppio gioco di sponda Lega-Moratti, della serie coltellate in privato e supporto pubblico

«La fermezza del Comune di Milano» nell’affrontare l’emergenza del campo rom di via Triboniamo «è un’esempio da portare come buona prassi per affrontare una questione così delicata che riguarda più’ in generale la questione della sicurezza urbana». È quanto affermato dal Ministro dell’Interno Roberto Maroni oggi in Prefettura per la firma del documento con il quale viene ufficializzata la chiusura del campo rom di Triboniano. Per Maroni «non c’è una soluzione uguale per ogni caso tuttavia per Triboniano la questione è stata risolta e risolta bene» (OmniMilano)

Ora però bisogna ripercorrere gli eventi del recente passato per capire veramente come sia cambiata la posizione del Comune e di Letizia Moratti in merito alla vicenda. Sempre con il gioco di sponda della Lega.

Triboniano, giurista bizantino

Il 7 luglio del 2009 il ministero dell’Interno, dando seguito ad un’ordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri, sblocca più di 13 milioni di euro per il “superamento dell’emergenza rom nel territorio di Milano”. Quattro milioni vengono in particolare dedicati alla situazione abitativa. Seguono una serie di accordi con alcune associazioni, capeggiate dalla Casa della Carità di don Colmegna (criticata tra l’altro per aver sottoscritto il patto con quella parte politica) per affidare alcuni alloggi (in cattive condizioni e fuori dal lotto degli alloggi Aler da assegnare con canoni “popolari) alle famiglie del campo di Triboniano. La Regione Lombardia dà l’ok, con una delibera del 5 agosto 2010, all’Aler perché destini 25 alloggi selezionati secondo quei requisiti da assegnare temporaneamente. I rom, in cambio, firmano con Prefetto, Comune, Aler e onlus varie un impegno: ce ne andiamo dal Triboniano entro il 15 ottobre 2010 e ci prendiamo le case. Fin qui tutto liscio. Ma proprio a questo punto (anzi, il 27 settembre 2010) il Comune fa marcia indietro. All’origine, c’è come sempre un battibecco tra il Pdl e la Lega, spinto ovviamente in maniera demagogica sulla priorità negli elenchi delle case Aler agli italiani (ma quelle case erano fuori elenco). Alla fine, la soluzione: come spesso accade a Milano (ma recentemente anche a livello nazionale, si consideri che in quei tempi già montava la querelle Berlusconi-Fini e la Lega diventava sempre più importante per la maggioranza) il Comune ha fatto proprie le istanze e le pressioni dell’animo leghista, ritirando la concessione delle case.

Sono seguite la celebre denuncia da parte dei rom, una serie di ordinanze del tribunale di Milano in loro favore (condite dall’accusa di discriminazione razziale nei confronti di Palazzo Marino), interrogazioni parlamentari e l’accanita controffensiva della Moratti che resta salda sulla sua (nuova) posizione di non voler concedere le case.

Alla fine i giudici hanno continuato a dar ragione alle famiglie del Triboniano.

E oggi, a distanza di pochi mesi, tutto l’accanimento nel cercare di bloccare il progetto è alle spalle. M&M, Maroni e Moratti, firmano davanti ai flash e alle telecamere il documento per la chiusura definitiva del Triboniano, brindando al successo di civiltà: «Prima questa emergenza era stata colpevolmente trascurata, il nostro intervento è stato positivo e ha oltretutto sviluppato una sensibilizzazione anche a livello europeo, tanto che la stessa Commissione Ue ha posto quello dei campi nomadi come tema centrale per tutti» dichiara Maroni, come riporta il sito del Ministero (quello del Comune tace per adeguarsi alle norme su informazione e campagna elettorale).





Milano ce l’ha fatta!..per gioco..

31 07 2010

Avrà un agosto di quelli da ricordare il sindaco di Milano Letizia Moratti! Che meraviglia. La immaginiamo al sole, con la famiglia, intenta a giocare con grande soddisfazione a Monopoli! Eh si, perchè Milano ce l’ha fatta. Dopo il grande sforzo del suo primo cittadino, che ha dedicato a sua detta ore e ore e intere giornate di lavoro per centrare l’obiettivo, il capoluogo con la Madonnina si è conquistato una delle 22 caselle per la prossima edizione del Monopoli. Il sindaco, c’è da dire, ha proprio fatto un bel lavoro. Si sono organizzati megatabelloni urbani per richiamare la popolazione tutta all’ordine. Il primo cittadino aveva fatto ad inizio mese persino un appello accorato a tutti i suoi sudditi..pardon, cittadini, perchè votassero sul sito e lanciassero la risalita della graduatoria. Udite udite, il consigliere comunale Pdl Alessandro Fede Pellone ha addirittura presentato in Consiglio una mozione a metà mese, quando ormai sembrava perso il treno buono per passare dal via.

E come non immaginare la faccia invidiosa degli altri sindaci. Alemanno su tutti: Roma è fuori…e poi Firenze, Bologna, Venezia. Anche Cuneo ci credeva, ma niente da fare. Quando i milanesi si rimboccano le maniche non ce n’è per nessuno.

Ok, ora le cose serie. I pochi amici che seguono questo blog sanno che sono di Milano. Questa città è malata. Sta cadendo a pezzi, ma si sta rifacendo la maschera deturpando ancora di più quanto di buono c’era rimasto. Ha rincorso per due anni e mezzo un accordo per le aree dell’Expo, ma non ne ha cavato niente. Quando il sindaco ha smesso di giocare, ha mandato una lettera in Regione per sbloccare la situazione. Dando 5 giorni di tempo. Un po’ tutti si sono chiesti gli altri 500 che cosa abbia fatto. E Formigoni in tutto ciò se la ride. Ed è solo la più grande delle figure barbine che Milano sta mettendo sulla piazza globale. C’è bisogno di tanto a Milano. Idee, energie, voglia di fare. Scopriamo ora che nelle nostre discoteche succede quello che succede. E il primo pensiero va al non stoppare il più grande giro d’affari della città. Ma ora abbiamo la nostra casellina sul tabellone. Fra imprevisti e possibilità, tireremo innanz’





Tirrenia va a Mediterranea

29 07 2010

In riferimento a quanto scritto non molto tempo fa, volevo solo riprendere la vicenda. Mediterranea holding si è di fatto aggiudicata Tirrenia. La partecipazione della regione Sicilia è al 37%. Repubblica dice che la firma del contratto potrebbe arrivare già ai primi di agosto.

La mole di debiti è confermata, i finanziamenti pubblici anche. Il Presidente della Regione Lombardo tiene a precisare che non si tratta di una regionalizzazione, salvo poi pretendere di incidere decisamente sulla strategia aziendale. Si attendono ancora i privati veri, ai quali la Sicilia potrebbe nel tempo cedere quote. Staremo a vedere.