Parlare ai giovani

10 02 2010

Mi fa riflettere l’articolo del Corsera nelle pagine milanesi. Oggetto: le difficoltà dei professori nell’affrontare le gite di classe. Un problema reale, che ciclicamente emerge e guadagna l’onore delle cronache. E come tanti problemi reali, nelle cronache sprofonda. E’ surreale infatti il linguaggio che le cronache usano nel trattare certi argomenti. Indicativo di una distanza tale da renderli vecchi, stantii. Come se il quotidiano parlasse di qualcosa che quotidiano non è. Qualcosa che non conosce. Ecco allora emergere le parole chiave, quelle che il grande pubblico legge di alcune situazioni sociali. Quelle che portano la situazione sociale descritta in un iperuranio, o in un inferno, che il grande pubblico non riesce a scandagliare. Eppure il pubblico ci è immerso. Ecco allora le sbronze collettive, le fantasmagoriche devastazioni da spinelli di gruppo. Senza mai dimenticare però che non sono tutti necessariamente dei cattivi ragazzi (sacralizzazione di un misto di cencellismo scudocrociato).

Poi le ammiraglie, le portaerei della comunicazione sui giovani: Parola d’ordine, trasgredire e il laconico Viviamo in una società abituata allo sballo, che scalzerà sempre caro mi fu quest’ermo colle come incipit più noto. Una sola conclusione: si parla male dei giovani, si parla male ai giovani, si fa male ai giovani.





Banca Mediolanum? Assente

2 02 2010

Sui giornali di oggi c’è un grande assente. Nel pomeriggio di ieri si è diffusa la notizia di un’inchiesta a carico di una cinquantina di promotori finanziari di Banca Mediolanum. Ancora una volta, nasce dalle dichiarazioni di un commercialista svizzero, sempre più in vena di dichiarazioni in questo periodo. Arrestato per associazione a delinquere e riciclaggio, stralcio dell’inchiesta su Italease. 50, 60 milioni di euro riconducibili all’Istituto di Ennio Doris, girati tramite fatture intestate ai promotori finanziari dello stesso Istituto su un conto londinese. Da lì a una società off-shore a Vaduz.  Da lì a Chiasso, sponda Ubs.

Insomma, un gran giro sul quale si attende chiarezza. Banca Mediolanum ne avrebbe tratto vantaggio al 3%, come consulenza fiscale.

Da non sottovalutare. Anche perchè Ennio Doris ha una certa influenza, visto il suo rapporto stretto con Mr. B. Il 36% è partecipato dal Gruppo Fininvest. A sua volta, Banca Mediolanum partecipa al 3,5% a Mediobanca. Che a sua volta fa parte di un sacco di giri interessanti. E’ dentro Telco, che controlla di fatto Telecom e in questi giorni è al centro della vicenda Telecom-Telefonica. E’ nel patto di sindacato del Corriere della Sera.

Insomma, ha un certo peso. Eppure. O forse, proprio per questo, oggi non c’è una riga sui maggiori quotidiani italiani su questa vicenda. Come spesso mi capita di chiudere: mah…





I lavoratori dimenticati

27 01 2010

Fiat allo sbaraglio

Mi sono imbestialito con i giornalisti. E dire che vorrei far parte della categoria, in un futuro nemmeno tanto lontano.

Oggi la discussione riguarda un po’ ovunque questioni di vitale importanza per l’umanità intera: i mal di pancia della Clinton e le imbarazzate riverenze dei costernati Frattini&Berlusconi. I dibattiti politico-culturali sull’opportunità di legiferare in materia di burqa. Molto spesso confusionari, senza la capacità di scindere correttamente i piani, in cui parole come Integrazione, Stato, Legge, Identità, Cultura, Diritti, Donne si mischiano come facessero parte tutte della stessa risma.

In tutto ciò abbiamo perso completamente il contatto con la realtà. Mi riferisco in particolare ad una cosa: la cassa integrazione Fiat.

Repubblica e Corriere (seppure con una sensibilità diversa, và dato atto al quotidiano romano) la mettono a pagina 26. La Stampa, che evidentemente non ha implicazioni con la casa Torinese, esagera: arriviamo a pagina 33. Per tutti un misero richiamino in prima pagina.

Sul Corsera in particolare trovano posto prima, nell’ordine, oltre ai già citati due temi vitali del giorno:

I giochi d’intesa Bersani-Di Pietro. Le vicende di Bologna e del suo ex sindaco. I giochi pugliesi interni al Pd. D’Alema e il Copasir. Lo scudo sui processi e le risposte dei magistrati. Lo smog milanese. Gli alberi mai piantati promessi da Kyoto. Obama. Chavez. Madrid. Berlino. Le Br e il Papa di vent’anni fa. Dei frati che sfrattano un istituto dei Beni Culturali. Trezeguet e Corona. Un’infermiera assolta dopo l’eutanasia. Gli Ogm. Zaia che lancia il made in Italy a botte di panini e insalate. Givenchy e i suoi abiti. Lo chef Adrià che chiude per due anni (e non per cassintegrazione). Una moratoria per il tonno rosso. La proposta di pubblicare gli stipendi dei manager (e siamo entrati nelle pagine di Economia). Il consulto Berlusconi-Draghi. Le stime dell’Fmi.

Dopo tutto ciò, finalmente ci siamo: Senza incentivi ordini a picco. Fiat auto mette tutti in “cassa”. M’imbelvisco. Cos’è quel virgolettato?! La “cassa”. Un modo dire? Un vezzeggiativo? Un nomignolo per un luogo famoso che tutti sentono nominare, ma nessuno c’è mai stato!?

Vi invito a leggere pagina 7 del Manifesto, con un articolo che parte in prima pagina a firma di Loris Campetti. Domani, quando uscirà il pdf, ve lo carico.

La “cassa” di Fiat è una fantastica trovata dell’ad Marchionne, un uomo verso il quale confesso di aver avuto pensieri positivi in passato. 30mila lavoratori non sono noccioline. 2 settimane di “cassa” non è poco. Soprattutto se viene decisa dalla più grande, più storica, più rappresentativa azienda italiana. Quella che ha più preteso dai conti pubblici. Quella che ora non produce più. Quella che nel 2012 chiude Termini, 1.300 lavoratori e un indotto da altri 2mila. Quella che vuole ancora incentivi pubblici, sennò ciccia! Quella che però abbiamo Chrysler. Quella che l’ad è sobrio e usa solo i maglioncini…

Nella stessa pagina 7, di taglio basso, il Manifesto ci ricorda che il mondo ha un nuovo record: 212 milioni di lavoratori senza lavoro, 37 milioni in più negli ultimi due anni. 600 milioni di famiglie che vivono con 1,25 dollari al giorno.

Ce ne può importare qualcosa? Mah..