Se ti porti a casa il Governo

16 11 2010

Durante una delle più gravi crisi che la politica italiana ha attraversato, i 55 giorni del sequestro di Aldo Moro, i più importanti rappresentanti politici si consumarono le suole fra via delle Botteghe Oscure e Piazza del Gesù, le sedi di Pci e Dc. I due comitati straordinari di crisi creati da Cossiga e il terzo comitato di esperti si riunirono nelle loro sedi per intere nottate.

Questo incipit, che non vuole essere assolutamente apologetico di quella politica e di quei rappresentanti, vorrebbe solamente aiutarmi a riflettere su un’altra cosa. Come ho già avuto modo di dire in qualche post precedente, quello che Silvio Berlusconi ha attivato nella dimensione pubblica italiana è un processo radicale. A suggerirmelo anche oggi è un articolo del Corsera, in cui si parla della richiesta del Copasir, il Comitato parlamentare sui servizi segreti, che ha invitato Berlusconi a riferire sul caso Ruby e sulle possibili falle nella sicurezza del presidente del Consiglio, date le sue frequentazioni. Nel testo di Fiorenza Sarzanini si legge che D’Alema, a capo del Copasir, ha invitato Berlusconi a riferire sul dispositivo di sicurezza personale del premier e sugli accessi nelle sue residenze presidenziali, tenendo conto che quelle di Palazzo Grazioli a Roma e Villa Certosa in Sardegna sono sedi alternative di governo in caso di emergenza. Proprio questo è quello che ha fatto Berlusconi. Ha trasferito, anche simbolicamente, il potere decisionale all’interno delle sue mura private (entrambe le residenze sono mantenute a sue spese e non hanno alcun legame con le istituzioni che rappresenta). Non c’era forse bisogno della conferma del Copasir, ma è un tessera nel torbido mosaico della politica italiana.





Il pasticciaccio «brutto» italiota

24 09 2010

Ciao a tutti…dopo lunga assenza per varie ed eventuali ragioni, il ritorno sul blog!..lo aspettavate, vero?!

Stamattina sono rimasto un po’ sorpreso dalle parole del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Ha lanciato alcune dichiarazioni significative sullo stato dello Stato. «Quando si dice che siamo andati meglio di altri Paesi non è vero, siamo stati fortemente colpiti dalla crisi», ha detto la Marcegaglia intervenendo alla seconda Assise di Confindustria Toscana a Viareggio. «Siano entrati nella crisi già in crisi e la percezione che abbiamo è che stiamo uscendo dalla crisi ancora con una capacità di crescita inferiore rispetto alla media europea», ha aggiunto. Secondo la leader degli industriali l’Italia non rientrerà probabilmente «in una seconda recessione» ma, ha ammonito, «l’economia resta in un quadro di incertezza». Confindustria ha da poco ridotto a +1,3% da +1,6% la stima di crescita per il 2011. Anche il Tesoro, secondo una fonte governativa, si appresta a rivedere il quadro macroeconomico riducendo l’attuale stima di +1,5%. La Marcegaglia chiede a politica e governo di concentrarsi su crescita e occupazione e sollecita «risposte serie e immediate». «Se non riusciamo a raggiungere il 2% di crescita non riusciremo a riassorbire la disoccupazione, tenere in piedi il tessuto produttivo, e aumentare il benessere di tutti», ha continuato. E qui mi fermo nel citare la presidenta, visto che poi ha pensato bene di chiudere il suo intervento confondendo la tutela che i sindacati cercano per i lavoratori (con i milioni di limiti dei sindacati), con una generalizzata tutela «di chi non lavora, dei falsi invalidi, dei falsi malati» (ecco, alla fine l’ho citata, proprio non ce la faccio a censurare il censurabile). Ma tornando al punto di cui sopra. Quello che mi sembra più significativo è la schiettezza  dell’affermazione: «non è vero che stiamo bene», così si potrebbe tradurre se ce ne fosse bisogno. Ecco, di questo non in molti se ne sono accorti. Soprattutto chi dovrebbe farlo. Per testimoniarlo ho fatto un giochino. Sappiamo tutti da che estate arriviamo, con le crisi di matrimonio in seno alla maggioranza e i litigi da fidanzatini (con annesse ripicche su case monegasche eccetera). Uno pensa: tornati alla normalità settembrina, ci sarà modo di tornare a parlare di cose serie. Ecco. Prendendo le prime pagine del Corsera uscite in questo mese, noto giornale paludato, abbiamo lo specchio preciso del fango in cui siamo infilati: ben 11 aperture sono riconducibili allo scazzo Fini-Berlusconi, rigirato in ogni salsa (dal dossieraggio alle pretese pseudo-politiche). Due se le becca la vicenda Sasrkozy-cacciata dei rom. Due il defunto Profumo (si tocchi pure, ma ormai con lui usano solo linguaggio da trapassati). Un paio a Obama, una al Papa che fa sempre bene (anche se nello specifico lo volevano eliminare, anzi no, forse sì, boh chi lo sa…), una alla Libia che ci spara sulle motonavi ma poi sono nostri amici storici, una alla Marea Nera, una a Napolitano (poverino ogni tanto diamo credito al vecchietto buono), una alle banche, una agli scandali perugini. Insomma, tolte quelle «contingentate», nessuno è rinsavito rispetto all’estate. Buon autunno, allora.