La vita appesa a una tessera

12 04 2010

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

E’ l’articolo 32 della Costituzione, non la Settimana Enigmistica. Andrebbe ricordato a chi ha lasciato morire a poco più di un anno Rachel, a Carugate. Come mi ha segnalato l’amico Tigri di carta in un articolo su Repubblica, è una storia che ha dell’incredibile. Ora la Procura dovrà stabilire una serie di cose. Innanzitutto bisogna scindere il piano formale dal piano delle responsabilità personali dei medici. A quanto pare, alla bambina non sarebbero state applicatele cure necessarie, nel secondo Pronto soccorso (mentre nel primo caso sembra si tratti di incompetenza e non voglia di lavorare da parte dei medici e del personale). Il fatto che la tessera sanitaria scaduta fosse scaduta ha impedito ai medici di intervenire.

E’ incomprensibile un rifiuto del genere. Rimanda ad uno stato mentale disumano, che emerge frequentemente dalle storie del nostro Paese. Parla della perdita anche di quei tratti di bontà e semplicità che hanno accompagnato l’immagine di un Italia disorganizzata, ma in grado di puntare su risorse morali emergenti nei momenti del bisogno.

Ma rimanda anche ad uno stato di cose confusionario per quanto riguarda la gestione dei servizi pubblici. La questione della tessera sanitaria rientra per esempio in una casistica che mi è stata recentemente sottoposta. Riguarda infatti le tante ragazze romene che riempiono nottetempo le strade lombarde, offrendo il loro corpo/servizio. Dall’ingresso nell’Unione Europea del loro paese, per erogare servizi sanitari gratuiti viene loro richiesta la tessera sanitaria. A casa loro, però, questa ha un costo di mantenimento. Percui, molte non la fanno. Quando si trovano in Italia, però, sono costrette a ricorrere a prestazioni a pagamento. Il che significa che abortire può arrivare a costare mille euro. Mentre per un’italiana, ma anche paradossalmente per una nigeriana irregolare, questo è gratuito. E’ solo un esempio, un collegamento che mi è venuto in mente leggendo la storia della piccola Rachel, uccisa da un meccanismo, ma anche da persone che ne fanno parte (e va bene, diciamo che dobbiamo aspettare la Procura per le conclusioni) incapace di garantire le tutele necessarie a chi ne chiede ha innocentemente bisogno.





Ru486, ma cosa ne sa Gasparri?

26 11 2009

15. Le regioni, d’intesa con le universita’ e con gli enti ospedalieri, promuovono l’aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sui problemi della procreazione cosciente e responsabile, sui metodi anticoncezionali, sul decorso della gravidanza, sul parto e sull’uso delle tecniche piu’ moderne, piu’ rispettose dell’integrita’ fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza. Le regioni promuovono inoltre corsi ed incontri ai quali possono partecipare sia il personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sia le persone interessate ad approfondire le questioni relative all’educazione sessuale, al decorso della gravidanza, al parto, ai metodi anticoncezionali e alle tecniche per l’interruzione della gravidanza. Al fine di garantire quanto disposto dagli articoli 2 e 5, le regioni redigono un programma annuale d’aggiornamento e di informazione sulla legislazione statale e regionale, e sui servizi sociali, sanitari e assistenziali esistenti nel territorio regionale.

E’ Il 15 punto della legge 194 in materia di interruzione di gravidanza. Oggi la commissione di Sanità del Senato ha approvato a maggioranza (con l’appoggio decisivo di Pdl e Lega) la relazione finale dell’indagine conoscitiva sulla pillola abortiva Ru486. Fermi tutti quindi. Ora il governo dovrà decidere, con una commissione apposita e tecnica del ministero della Sanità come fermare definitivamente la commercializzazione del farmaco.

Siamo veramente ai colpi di mano di qualsiasi natura, come ha definito questo fatto Belisario di Idv. E dov’è finito il parere dell’Agenzia Italiana del Farmaco? Non era sufficientemente neutrale il giudizio di medici e specialisti del settore che hanno ritenuto la pillola abortiva distribuibile, ma solo in ospedale e solo dietro una stretta sorveglianza della legge 194 stessa? Non forniva sufficienti garanzie a chi teme che l’Ru486 diventi un contraccettivo?

Il ginecologo Viale di Torino, che ha sperimentato la pillola, ha detto: «Abbiamo comparato l’Italia a Irlanda, Malta e Polonia, le nazioni che ancora mantengono il divieto sull’aborto. E’ il sintomo di come la donna sia lasciata sempre più sola in balia di posizioni antiabortiste che manipolano la scienza per i propri scopi politici». Curioso come ormai solamente Fini riesca nella maggioranza a zittire con argomenti concreti e circostanziati quel mattacchione di Gasparri: «Trovo originale pretendere che il Parlamento si debba pronunciare sull’efficacia di un farmaco. Ognuno ha le sue opinioni, anche io ho la mia, ma non è oggetto di dibattito politico. Poi ci sono le linee guida del governo, si è pronunciata l’Agenzia del farmaco, non vedo cosa c’entri il Parlamento». Già nel febbraio 2008 i medici si erano espressi favorevolmente. Ma la comunità scientifica deve deporre le armi di fronte al volere di politici che di tecnico non hanno nulla. Evidentemente sono illuminati da una volontà superiore. Credo che arrivi da poco oltre il Tevere, in fondo a via della Conciliazione..San..San..non mi ricordo come si chiama di preciso.