Turismo, settore irresponsabile

5 07 2010

Coccobello

L’Italia, si sa, è il Bel Paese. E soprattutto d’estate su questo non ci piove. Ma per noi il turismo è un valore aggiunto solamente sulla carta. La non valorizzazione del nostro patrimonio è ormai detto comune. Già un anno fa uno studio di PricewaterhouseCoopers metteva in evidenza il ritardo del nostro territorio. Che pure conta circa 5.500 fra musei, monumenti e aree archeologiche (contro i 2.300 spagnoli e i 1.200 francesi), 3.274 giardini storici (90 Spagna, 1.650 Francia), 43 siti Unesco (40 Spagna, 33 Francia). Nonostante questa ricchezza, il ritorno commerciale di un paese come gli Usa è ad esempio 16 volte quello dell’Italia (è pazzesco pensare che tutti i bookshop dei musei italiani riescano a guadagnare come il 38% del solo Metropolitan Museum), con la metà dei nostri siti di interesse. Ma anche i nostri vicini francesi e inglesi fanno meglio, con un ritorno rispettivamente 4 e 7 volte maggiore. A riportare il dato sul Pil, vediamo come il nostro turismo / settore dell’arte incida per il 13%, contro una media europea del 14% e la best performer Spagna al 21%. Eppure contiamo più della metà del patrimonio artistico mondiale.

Ma al di là dell’aspetto macro, quello che forse colpisce ancora di più in questo periodo – con tutti i dati che ci piovono sulla testa dall’Istat sul grave momento occupazionale, soprattutto per i giovani – è lo scarso livello di impiego di risorse umane nel settore. Eurostat fotografa al meglio la situazione con un rapporto dettagliato.

L’Italia impiega oltre 1.1 milioni di addetti all’alberghiero e alla ristorazione, dato inferiore in Europa a quello di Spagna, Inghilterra, Francia e Germania (abbiamo il numero più alto di prodotti, DOC, DOCG, IGT, DOP).

In Europa il settore turistico è quello che vede la maggior presenza di lavoratrici (60% in media, contro un 45% nelle altre attività economiche). Solo noi – e Malta – facciamo eccezione: le donne sono meno della metà.

Anche sull’apporto dei giovani non ci facciamo notare per brillantezza: nel settore alberghiero e della ristorazione siamo in media, ma nel settore delle tourist accomodations abbiamo il 36% degli impiegati under 34, il 50% fino a 54 anni e il restante 14% oltre i 55 anni. Certo, è un dato migliore rispetto a molti altri settori dell’economia nostrana, ma il 47% di under 34 della Germania è altra cosa.

Solo per completare il quadro, vorrei notare come le prime 4 regioni per capacità ricettiva e numero di notti spese in albergo dai turisti in Italia siano nell’ordine Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Lazio. Il Mezzogiorno ne risulta ampiamente escluso.

Quindi, in sintesi. Nel resto d’Europa il settore turistico serve da traino per l’occupazioni di giovani e donne. Da noi no. Potrebbe essere la risorsa in grado di far svoltare le nostre regioni più in sofferenza, ma non lo è. Tutte cose che a pelle abbiamo sempre saputo, spero che con il supporto di alcuni semplici dati siano ancora più intellegibili.

Annunci