Rapporto Amnesty..Italia, medita..

27 05 2010

«Un paese con molte lacune». E’ con questa estrema sintesi che Amnesty International descrive la nostra Italia. Con il rapporto sulla Situazione dei diritti umani nel mondo si fa luce su una situazione sempre più pesante. Si parla di un’«esplosione di xenofobia e razzismo in Europa». All’Italia è imputato un anno di sgomberi forzati illegali delle comunità rom. In particolare, un equo accesso all’istruzione, all’alloggio, alle cure sanitarie e all’occupazione ha continuato ad essere loro negato. In questo senso, l’istituzione delle ronde a norma di legge, lascia perplessi: si sottolinea come – considerando le azioni di gruppi autorganizzati nei confronti di rom e migranti – tale disposizione potrebbe dar luogo a discriminazioni e a episodi di giustizia privata (per fortuna, si è dimostrato un grande bluff, per ora).

Le norme attuate dal governo, in nome della sicurezza dei cittadini, hanno «messo a repentaglio i diritti di migranti e richiedenti asilo». Il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite, a gennaio, ha criticato l’Italia per la detenzione arbitraria sistematica di richiedenti asilo, senza considerare caso per caso se la detenzione sia necessaria e spesso senza basi legali. L’istituzione del reato di immigrazione ha disincentivato i migranti ad accedere a istruzione, cure mediche, e protezione dagli abusi delle forze di polizia.

La prassi dei respingimenti verso Tripoli, in una nazione che non è firmataria della Convenzione di Ginevra sui rifugiati del ’51, è pesantemente contestata. E poi ancora le morti nelle carceri, la non collaborazione delle autorità nel definire la verità del caso Abu Omar. Tanti altri capi di imputazione per una nazione intera, e soprattutto per chi la governa. Che hanno portato a 90 raccomandazioni formali.

Insomma, ci si becca una bella ramanzina. Speriamo aiuti. Da notare comunque una dimenticanza: Amnesty non parla della grave situazione familiare della famiglia Briatore, vittima di questo Stato incapace di difendere il basilare diritto allo yacht.

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Lettera degli studenti delle scuole di giornalismo

6 05 2010

All’attenzione del segretario della Fnsi Franco Siddi
Al Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti

Oggetto: Comunicato degli allievi delle Scuole Superiori di Giornalismo uniti

Gli allievi delle Scuole superiori di giornalismo d’Italia vogliono con la presente far sentire la loro voce, finora inascoltata, sui recenti avvenimenti che hanno colpito la possibilità per molti di noi di svolgere gli stage formativi previsti nei programmi delle Scuole.
In seguito alla comunicazione del segretario Fnsi Franco Siddi del 27 aprile u.s. alcune redazioni con le quali erano stati presi accordi per lo svolgimento dei nostri stage hanno comunicato, in data 29 aprile -dunque pochi giorni prima che la maggior parte dei suddetti stage iniziasse-, l’annullamento dei medesimi. Abbiamo deciso quindi di unirci per esporre la nostra posizione in merito, e nel giro di pochi giorni abbiamo superato gli oltre 300 contatti, e aggregato gli allievi di 10 scuole.
Allo stato attuale decine di studenti hanno visto i propri stage saltare all’ultimo minuto. Molti stanno in queste ore cercando affannosamente un’alternativa. Ma, come ben sapete, è tutto il settore dell’editoria ad essere in difficoltà, e le opzioni, se si escludono le aziende in stato di crisi, sono veramente poche. Altri ancora aspettano di capire se questo nodo si scioglierà e quando.
Come segnalato dal comunicato dell’Esecutivo del CNOG (prot. n. 1756 del 30.04.2010), vogliamo sottolineare, peraltro, che l’allegato D del Contratto nazionale siglato dall’Fnsi parla di “borsisti allievi”, fattispecie che non tocca gli allievi delle Scuole di giornalismo, in quanto non titolari di borse di studio.
Inoltre lo stesso Ordine dei giornalisti, al quale anche noi allievi siamo iscritti come praticanti, ha deliberato il 9 febbraio di quest’anno una deroga al divieto di stage nelle aziende in stato di crisi (presente nel Quadro di indirizzi per le scuole riconosciute dall’Ordine), in ragione del massiccio uso che di quest’ultimo strumento è stato fatto da parte delle aziende editoriali italiane.
Non sussistono più, a nostro giudizio, e in base a quanto sopra esposto, impedimenti di tipo contrattuale né legale alla possibilità per le aziende di accettare stagisti anche se in stato di crisi. Riconosciamo che è dagli accordi per la concessione dello stato di crisi che discende la possibilità o meno di accettare stagisti, ma riteniamo anche che il sindacato potrebbe sciogliere la questione in senso positivo, se lo si volesse.
Intendiamo anche fare presente che la posizione presa dall’Fnsi sugli stage ci appare in totale contrasto con le linee guida finora indicate da Ordine e sindacato. Le Scuole di giornalismo sono state viste come unico canale d’accesso alla professione, e in tal senso si è espresso anche il progetto di riforma dell’Ordine approvato a Positano. Il blocco degli accessi agli stage, di fatto, vanifica tutti i passi fin qui fatti in quella direzione.
In questo modo si riconsegna di fatto l’accesso alla professione alla discrezione dei soli editori, privando l’Ordine e il sindacato delle prerogative e delle funzioni che finora hanno dichiarato di voler svolgere in merito all’accesso alla professione.
Quello che riteniamo inaccettabile, come giornalisti e come universitari, è che l’attuale fase di crisi profonda possa sfociare in un gioco al massacro tra precari attuali, futuri precari e vecchi colleghi costretti al pre-pensionamento. Una divisione forse funzionale agli interessi degli editori, ma che certo è inaccettabile per la dignità della nostra categoria professionale.
Auspichiamo che si tenga conto di queste osservazioni, quando discuterete di nuovo del nostro futuro prossimo in sedi nelle quali noi, quasi certamente, non saremo rappresentati. E speriamo soprattutto che, quanto accaduto in queste settimane, non si ripeta più. Che siano chiari i termini entro i quali è possibile per le Scuole organizzare gli stage, e che siano discussi tenendo conto anche della necessità di formare in modo efficace una nuova generazione di professionisti.