La macchia assassina

24 02 2010

La Lombardia e l’Emilia sono terribilmente preoccupate per la macchia di petrolio che ha disceso il fiume Lambro ed è arrivata al Po. Si tratta di un disastro generato da un gesto folle, sul quale la procura dovrà fare molta chiarezza. Immaginare scenari di speculazione edilizia sembra fin troppo semplice da non essere vero. In Italia infatti non è prevista dalla legge una situazione molto comune: le aree colpite da disastri ambientali sono le più frequentemente soggette a cambi di destinazione d’uso. Una prassi davvero impensabile da una mente razionale. Io sono infatti incentivato ad appiccare un incendio, o a rovesciare migliaia di metri cubi di petrolio su un’area agricola, perchè poi mi posso offrire di bonificarla e magari vedermi concedere una parziale edificabilità. Talmente fuori da ogni ragione, che la Sardegna ha dovuto applicare una legge speciale perchè ciò non accada, e scongiurare così ulteriori pericoli di incendi dolosi. Non a caso Penati ha auspicato che ciò avvenga anche per la Lombardia.

A questo delirio razionale, aggiungo un’altra considerazione. I giornali sono invasi di “protezione civile all’opera”, “volontari che salvano anatre”, vigili del fuoco che “usano speciali materiali assorbenti”. Oggi pomeriggio, mentre ascoltavo in macchina RadioPopolare con l’amico Tigridicarta, ho appreso alcuni dettagli sconcertanti (solo in parte filtrati fino all’attenzione della stampa e dei principali siti). Innanzitutto le cisterne della fabbirca dismessa erano ancora piene di petrolio in grande quantità. Non era il caso di bonificare quelle prima di dover bonificare due regioni? In secondo luogo, da quando è scattato l’allarme al depuratore di Monza, l’Arpa ha dovuto attendere alcune ore prima di poter entrare di fatto nell’impianto, che la Lombarda Petroli non voleva aprire ai tecnici. C’è stato poi il caos dei permessi di intervento. Nella mattinata, la prefettura di Milano ha dato il via ad alcune idrovore di ditte milanesi. Il petrolio aspirato è stato trasportato a Settimo Torinese, con gran dispendio di mezzi e tempo. Nel frattempo però, le carte bollate non sono state trasmesse a Lodi. La macchia di petrolio non ha però aspettato le carte bollate, ed è scesa lungo il Lambro. Così le pompe hanno perso per un tratto l’olio, fino a quando la situazione non si è sbloccata più a valle. Solo nel tardo pomeriggio si è dato il via libera allo stoccaggio del combustibile aspirato in una ditta specializzata del lodigiano, a pochi chilometri di distanza.

Insomma, ancora una volta la mancanza di comunicazione e coordinamento fra le parti talmente vicine da confinare, ha creato dei problemi. Sembra dobbiamo rassegnarci: o facciamo tutto in fretta, male, e poi scopriamo che l’hanno fatto imprenditori corrotti e puttanieri; oppure non facciamo. A voi la scelta.

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O la giustizia, o il piatto in tavola: il ricatto ai lavoratori

23 02 2010

La giustizia per gli operai della ThyssenKrupp di Torino morti nell’incidente del 2007 ha un prezzo. Precisamente il posto di lavoro dei sopravvissuti.  E’ quanto si apprende dalla richiesta della multinazionale, che ha messo sul banco il ritiro del costituirsi come parte civile al processo in cambio di maggiore attenzione agli ammortizzatori sociali. Si sta discutendo del destino dei 30 operai dello stabilimento piemontese, per i quali i sindacati hanno fatto richiesta di cassa integrazione in deroga. La loro cassa integrazione straordinaria scade infatti ai primi di marzo. Alternativa? Licenziati. I legali della Thyssen, riporta Repubblica, si fanno forti di una serie di accordi siglati con gli ex operai. Dentro il pacchetto ci sarebbe anche la rinuncia ad avere un ruolo attivo nella richiesta di giustizia per quei sei colleghi morti. Cosa dire. Eravamo ormai avvezzi a vedere le battaglie fra gli ultimi e i penultimi. Ma che si potesse pensare di mettere gli ultimi contro i morti, pare davvero troppo.





Ho freddo ai polsi

22 02 2010

Forse queste manette fanno meno paura al Pdl...

Si sfoga La Russa dopo la squalifica piombata addosso a Mourinho: «Adesso trovo inqualificabile questa squalifica», riferisce AdnKronos. «Non sta nè in cielo nè in terra le interpretazioni possono essere mille, ma anche se fosse il peggiore, non mi pare il caso di sanzionare Mourinho in questo modo». Incredibile come l’immagine delle manette desti tanto scalpore in un esponente del Pdl. Saluto, Ignazio. Ma anche Romano (fratello).





Accenture sa come essere delle Tigri

18 02 2010

Fra le varie notizie allarmanti che vengono dal mondo del lavoro, ce n’è una che leggo da agenzia e che non ha per ora grande risonanza.

La Accenture HR Service, controllata della multinazionale Accenture, con 300 dipendenti in Italia, ha attivato le procedure per mettere in mobilità 85 lavoratori. Milano, Firenze, Roma, Venezia e Palermo vedranno riduzioni di organico, mentre Torino, Bologna e Napoli dovrebbero chiudere del tutto. Chiuderanno invece i centri di Catania e Ancona della Accenture Financing and accounting Bpo service. Altri 80 lavoratori circa.

La campagna pubblcitaria Accenture. Quanto sarà costato Tiger?

La storia di chi rimarrà a casa è molto semplice. Come racconta una donna che perderà il lavoro, si tratta di assunti dalla ex Sip. Nel passaggio a Telecom, l’azienda di telefonia ha esternalizzato molte attività. Accenture ha raccolto quell’eredità e ha vissuto per sette anni con un monocontratto, capace di fruttare fior di milioni. Di fatto Accenture ha raccolto commesse importanti solamente da Telecom e Seat, senza per altro preoccuparsi di muovere ulteriormente il proprio mercato. Una politica decisamente perdente, per quella che è la controllata di una multinazionale leader del mercato globale. Ora che le commesse sono esaurite, all’incapacità di ricollocare l’azienda si risponde con la via più semplice: tagliare i posti di lavoro. I sindacati chiedono che anche Telecom e Seat si assumano la responsabilità della situazione. Speriamo riescano a far sentire la propria voce. Intanto la gente se ne sta a casa. E noi ci preoccupiamo delle massaggiatrici.





Il crimine Prefetto

17 02 2010

Politica e istituzioni: è sempre più un gran bordello!?!

A Milano si susseguono in questi giorni le notizie squallide. Come in tutta Italia. Chi a Milano ha sempre vissuto e conosce un poco le dinamiche di questa città, conosce anche i suoi buchi neri. Che ogni tanto esplodono la loro forza e vengono fuori.

Fra viale Padova e i suoi immigrati, i conti del Comune e le società che falliscono, mi ha colpito ancora una volta una vicenda a sfondo sessuale (chiaramente da verificare). Sos racket è un’associazione che da quasi 15 anni lavora nel milanese per affrontare il problema della presenza mafiosa in Lombardia. Commercianti e imprenditori ne sono vessati, ma nessuno lo sa e pochi lo vogliono dire. Qualche tempo fa l’associazione si è sciolta, perchè il suo fondatore e anima si è stancato di vivere nell’indifferenza delle istituzioni.

Fin qui c’è già di che imbelvirsi. Ma si può fare di meglio. Ora saltano fuori delle donne (7 in totale) che hanno denunciato una realtà ai limiti del credibile. Per accedere al fondo per le vittime dell’usura, a quanto pare, il Prefetto di Milano Carlo Ferrigno (in carica dal 2003 al 2006 come commissario antiracket) richiedeva in cambio favori sessuali.

Ora, fermiamoci un attimo. Ma dove siamo arrivati? Ma il prefetto? I “favori” sessuali alle vittime di usura? Se fosse vero, sarebbe solo una delle storie che si vanno ad accumulare in questi tempi. Storie che fanno perdere completamente la fiducia nell’Uomo in genere, e come genere.





Stop alle sputtanate

16 02 2010

files.splinder.com

Alessandro Sallusti è un editorialista del Giornale. Della testata di Vittorio Feltri ha dimostrato nel tempo di condividere le idee, i metodi ed i contenuti. Nel suo articolo odierno «rimane perplesso dal modo con cui i faldoni giudiziari vengono costruiti». Insomma, una vergogna sparare in prima pagina  Bertolaso e compagnia sulla base delle intercettazioni. Fa piacere vedere come può cambiare il modus operandi da parte di coloro che non hanno esitato a prendere una velina – neanche un intero faldone giudiziario – di dubbia provenienza, sbatterla in prima pagina e costruirci una vicenda che, come è noto, ha distrutto la vita professionale di Boffo. Il diritto a sputtanare è solo del Giornale, gli altri sono dei farabutti!

Al massimo, se tutto l’affaire Bertolaso si rivelasse una finta, ce la potremmo cavare tutti con un pranzetto riparatore, Feltri-style.





Sarà meglio ora?

15 02 2010

Un problema trigonometrico, risolvibile con l'applicazione delle TANGENTI

Cicchitto ha dichiarato – riporto da Ansa: «Su un punto assai importante gli attuali episodi di corruzione si collocano in un contesto assai diverso da quelli di tangentopoli del ’92-’94. Tangentopoli era un sistema fondato sul rapporto collusivo fra le grandi imprese e i partiti, tutti i partiti, che attraverso quel meccanismo finanziavano in modo irregolare se stessi e le correnti. In quel contesto ci furono anche episodi di corruzione personale. Oggi non c’è più nessun sistema, i partiti sono molto più ‘leggerì e hanno il finanziamento pubblico per cui gli episodi che avvengono derivano fondamentalmente da corruzione personale e basta». Come a dire…meglio ora che allora. Ma siamo proprio sicuri? Siamo sicuri, soprattutto viste la vastità e la profondità di livelli alle quali si estendo le collusioni fra industria, politica, poteri vari? E poi, l’agire per il tornaconto esclusivamente personale, è un segno distintivo di una statura morale superiore? Soprattutto alla luce del fatto, come lui stesso afferma, che i finanziamenti ai partiti, quelli che mancavano e generavano il bisogno di tangenti, ora sono statali, cioè tangenti legalizzate? E ancora, alla luce della pochezza mostrata in quei pochi ambiti nei quali la classe dirigente di un tempo se non altro mostrava una sorta di spina dorsale? Non sto a fare della retorica nostalgica e fine a sè stessa. Ma mi stanno venendo dei forti dubbi sul fatto che sia proprio megli ora di allora…