I lavoratori dimenticati

27 01 2010

Fiat allo sbaraglio

Mi sono imbestialito con i giornalisti. E dire che vorrei far parte della categoria, in un futuro nemmeno tanto lontano.

Oggi la discussione riguarda un po’ ovunque questioni di vitale importanza per l’umanità intera: i mal di pancia della Clinton e le imbarazzate riverenze dei costernati Frattini&Berlusconi. I dibattiti politico-culturali sull’opportunità di legiferare in materia di burqa. Molto spesso confusionari, senza la capacità di scindere correttamente i piani, in cui parole come Integrazione, Stato, Legge, Identità, Cultura, Diritti, Donne si mischiano come facessero parte tutte della stessa risma.

In tutto ciò abbiamo perso completamente il contatto con la realtà. Mi riferisco in particolare ad una cosa: la cassa integrazione Fiat.

Repubblica e Corriere (seppure con una sensibilità diversa, và dato atto al quotidiano romano) la mettono a pagina 26. La Stampa, che evidentemente non ha implicazioni con la casa Torinese, esagera: arriviamo a pagina 33. Per tutti un misero richiamino in prima pagina.

Sul Corsera in particolare trovano posto prima, nell’ordine, oltre ai già citati due temi vitali del giorno:

I giochi d’intesa Bersani-Di Pietro. Le vicende di Bologna e del suo ex sindaco. I giochi pugliesi interni al Pd. D’Alema e il Copasir. Lo scudo sui processi e le risposte dei magistrati. Lo smog milanese. Gli alberi mai piantati promessi da Kyoto. Obama. Chavez. Madrid. Berlino. Le Br e il Papa di vent’anni fa. Dei frati che sfrattano un istituto dei Beni Culturali. Trezeguet e Corona. Un’infermiera assolta dopo l’eutanasia. Gli Ogm. Zaia che lancia il made in Italy a botte di panini e insalate. Givenchy e i suoi abiti. Lo chef Adrià che chiude per due anni (e non per cassintegrazione). Una moratoria per il tonno rosso. La proposta di pubblicare gli stipendi dei manager (e siamo entrati nelle pagine di Economia). Il consulto Berlusconi-Draghi. Le stime dell’Fmi.

Dopo tutto ciò, finalmente ci siamo: Senza incentivi ordini a picco. Fiat auto mette tutti in “cassa”. M’imbelvisco. Cos’è quel virgolettato?! La “cassa”. Un modo dire? Un vezzeggiativo? Un nomignolo per un luogo famoso che tutti sentono nominare, ma nessuno c’è mai stato!?

Vi invito a leggere pagina 7 del Manifesto, con un articolo che parte in prima pagina a firma di Loris Campetti. Domani, quando uscirà il pdf, ve lo carico.

La “cassa” di Fiat è una fantastica trovata dell’ad Marchionne, un uomo verso il quale confesso di aver avuto pensieri positivi in passato. 30mila lavoratori non sono noccioline. 2 settimane di “cassa” non è poco. Soprattutto se viene decisa dalla più grande, più storica, più rappresentativa azienda italiana. Quella che ha più preteso dai conti pubblici. Quella che ora non produce più. Quella che nel 2012 chiude Termini, 1.300 lavoratori e un indotto da altri 2mila. Quella che vuole ancora incentivi pubblici, sennò ciccia! Quella che però abbiamo Chrysler. Quella che l’ad è sobrio e usa solo i maglioncini…

Nella stessa pagina 7, di taglio basso, il Manifesto ci ricorda che il mondo ha un nuovo record: 212 milioni di lavoratori senza lavoro, 37 milioni in più negli ultimi due anni. 600 milioni di famiglie che vivono con 1,25 dollari al giorno.

Ce ne può importare qualcosa? Mah..

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One response

27 01 2010
paginescure

In termini produttivo-economici, due settimane di cassa integrazione sono una presa per il culo. Non risolvono alcun problema di produzione, se estite ed è serio. A casa mia si chiamano ricatto per ottenere la dilazione degli incentivi governativi. E sono offensivi dopo gli sbandieramenti sui bilanci di appena ieri, se non sbaglio…

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