Schiaffo atomico a Veronesi

1 06 2011

== NUCLEARE: ONCOLOGI “BENE CASSAZIONE, ORA VOTARE SI'” =

(AGI) – Roma, 1 giu. – Gli oncologi dicono no al nucleare e si schierano nettamente per il “si'” al referendum. “La nostra posizione e’ chiara: non c’e’ niente di piu’ cancerogeno delle radiazioni. Quindi bene che si faccia il referendum sul nucleare e speriamo che si raggiunga il quorum”. Cosi’ Carmelo Iacono, presidente dell’associazione italiana di oncologia (Aiom), commenta il via libera della Cassazione al quesito referendario sul ritorno dell’energia atomica nel nostro paese.

“Il nucleare e’ un rischio enorme – sottolinea Iacono – e meno centrali ci sono meglio e’ per la salute, non vale la pena correre rischi cosi’ grandi. Basta vedere cosa succede in caso di incidente: chi si avvicina alle centrali muore e nei decenni si registrano picchi di casi di tumori, soprattutto del sangue, davvero allarmanti. Ci sono tanti modi meno inquinanti, e meno cancerogeni, per produrre energia. Un oncologo non puo’ essere pro-nucleare, noi andremo convintamente a votare si'”. Un’eccezione importante c’e’, quella di Umberto Veronesi, presidente dell’Agenzia per il nucleare: “Ma si tratta di scelte – sostiene il presidente dell’Aiom – dettate da un ‘animus politicus’: Veronesi ha preso questa decisione da politico, non da oncologo”.





Aumenta la forbice, ma forse lo sapevamo già

4 05 2011

Non è forse una grande novità quella rappresentata dal lavoro monstre dell’Ocse, l’organizzazione parigina per la cooperazione e lo sviluppo economico. Eppure vedere l’andamento dei redditi dei Paesi dell’area negli ultimi 28 anni (per la maggior parte i dati vanno dal 1980 al 2008) fa una certa impressione, soprattutto considerando la brutta performance dell’Italia rispetto agli altri Paesi avanzati europei.

Secondo l’Ocse, l’Italia – tra i Paesi industrializzati – vince il premio per la maggior disparità di trattamento tra i più ricchi e i più poveri: dopo Messico, Stati Uniti, Israele, Regno Unito (quindi al quinto posto su diciassette Stati) siamo quelli che hanno visto aumentare maggiormente il divario tra il 10% degli stipendi più corposi e il 10% di quelli meno corposi. In assoluto (estendendo cioè la graduatoria a 22 Paesi, includendo quindi anche Turchia, Grecia, Francia, Ungheria e Belgio che il divario lo hanno ridotto in tutti questi anni) siamo al sesto posto.

Toto, 'A Livella

Per esprimere la cosa in termini numerici, l’Ocse si rifa al coefficiente di Gini, un indicatore che va da 0 (ipotesi paradisiaco-socialista, sarebbe la perfetta distribuzione dei redditi senza differenze) a 1 (totale disparità). Nel 1980 l’Italia aveva un coefficiente dello 0,31, salito allo 0,35 a fine 2008, cioè peggiorato del 13% (in media nell’area Ocse è peggiorato – ma meno che da noi – del 10% arrivando allo 0,31 – il nostro punto di partenza). Come sempre, quando si parla di queste cose, i Paesi migliori sono quelli scandinavi, ma anche loro (inclusa anche la Germania) non si sono distinti per la capacità di fermare il trend peggiorativo di questi anni.

Per chiudere in bellezza, l’Ocse fa notare come tra i Paesi dell’area in esame i redditi del 10% più ricco siano circa nove volte quelli del 10% più povero (in Messico il rapporto è 21 a 1!!!). In tutto il lasso di tempo, inoltre, i redditi dei Paesi Ocse sono cresciuti dell’1,7% medio annuo (il 2% per quelli più ricchi, l’1,4% per i più poveri). Ma anche da questo punto di vista l’Italia ha fatto peggio. Mentre il 10% di redditi più ricchi è cresciuto dell’1,1%, il 10% più povero è cresciuto solamente dello 0,2% annuo, per una media totale dello 0,8%, meno della metà dell’Ocse.





Come cambiano le cose…

2 05 2011

La chiusura del campo nomadi di via Triboniano a Milano è stata sancita stamani con una firma davanti ai giornalisti in Prefettura a Milano, cui hanno preso parte il ministro dell’Interno Roberto Maroni, il sindaco Letizia Moratti e il prefetto Gian Valerio Lombardi. Lombardi ha presentato con «soddisfazione l’esito di un lavoro reso possibile da uno sforzo comune delle istituzioni, che hanno cercato di lavorare sulle persone senza ricorrere a misure coattive». Al Triboniano, è stato spiegato in conferenza stampa, sono stati coinvolti 123 nuclei familiari (un totale di 439 persone) in 115 progetti di reinserimento e solo 8 famiglie non hanno aderito ad alcuni di essi, ora affidate temporaneamente alla Protezione Civile. Il sindaco Moratti ha quindi spiegato di voler «proseguire la politica di azzeramento dei campi abusivi, alleggerendo nello stesso tempo quelli regolari, che vanno diminuiti in maniera drastica già entro quest’anno». A Milano dovrebbero rimanere attive dunque solo 4 aree di dimensioni ridotte rispetto a quanto accadeva in passato. «La chiusura del Triboniano – ha concluso il sindaco – dimostra da un lato la capacità e la volontà di Milano di integrare, dall’ altra, stabilisce però l’impegno a rispettare le leggi e la serenità dei cittadini». Un plauso alla conclusione del processo è venuto dal ministro Maroni, che ha ricordato i passaggi del piano straordinario del governo in materia dei campi nomadi. «Prima questa emergenza era stata colpevolmente trascurata – ha osservato -, il nostro intervento è stato positivo e ha oltretutto sviluppato una sensibilizzazione anche a livello europeo, tanto che la stessa Commissione Ue ha posto quello dei campi nomadi come tema centrale per tutti». (ANSA)

Incredibile come cambino le cose a distanza di pochi mesi, se dietro l’angolo c’è un voto che spaventa. Patetico addirittura il doppio gioco di sponda Lega-Moratti, della serie coltellate in privato e supporto pubblico

«La fermezza del Comune di Milano» nell’affrontare l’emergenza del campo rom di via Triboniamo «è un’esempio da portare come buona prassi per affrontare una questione così delicata che riguarda più’ in generale la questione della sicurezza urbana». È quanto affermato dal Ministro dell’Interno Roberto Maroni oggi in Prefettura per la firma del documento con il quale viene ufficializzata la chiusura del campo rom di Triboniano. Per Maroni «non c’è una soluzione uguale per ogni caso tuttavia per Triboniano la questione è stata risolta e risolta bene» (OmniMilano)

Ora però bisogna ripercorrere gli eventi del recente passato per capire veramente come sia cambiata la posizione del Comune e di Letizia Moratti in merito alla vicenda. Sempre con il gioco di sponda della Lega.

Triboniano, giurista bizantino

Il 7 luglio del 2009 il ministero dell’Interno, dando seguito ad un’ordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri, sblocca più di 13 milioni di euro per il “superamento dell’emergenza rom nel territorio di Milano”. Quattro milioni vengono in particolare dedicati alla situazione abitativa. Seguono una serie di accordi con alcune associazioni, capeggiate dalla Casa della Carità di don Colmegna (criticata tra l’altro per aver sottoscritto il patto con quella parte politica) per affidare alcuni alloggi (in cattive condizioni e fuori dal lotto degli alloggi Aler da assegnare con canoni “popolari) alle famiglie del campo di Triboniano. La Regione Lombardia dà l’ok, con una delibera del 5 agosto 2010, all’Aler perché destini 25 alloggi selezionati secondo quei requisiti da assegnare temporaneamente. I rom, in cambio, firmano con Prefetto, Comune, Aler e onlus varie un impegno: ce ne andiamo dal Triboniano entro il 15 ottobre 2010 e ci prendiamo le case. Fin qui tutto liscio. Ma proprio a questo punto (anzi, il 27 settembre 2010) il Comune fa marcia indietro. All’origine, c’è come sempre un battibecco tra il Pdl e la Lega, spinto ovviamente in maniera demagogica sulla priorità negli elenchi delle case Aler agli italiani (ma quelle case erano fuori elenco). Alla fine, la soluzione: come spesso accade a Milano (ma recentemente anche a livello nazionale, si consideri che in quei tempi già montava la querelle Berlusconi-Fini e la Lega diventava sempre più importante per la maggioranza) il Comune ha fatto proprie le istanze e le pressioni dell’animo leghista, ritirando la concessione delle case.

Sono seguite la celebre denuncia da parte dei rom, una serie di ordinanze del tribunale di Milano in loro favore (condite dall’accusa di discriminazione razziale nei confronti di Palazzo Marino), interrogazioni parlamentari e l’accanita controffensiva della Moratti che resta salda sulla sua (nuova) posizione di non voler concedere le case.

Alla fine i giudici hanno continuato a dar ragione alle famiglie del Triboniano.

E oggi, a distanza di pochi mesi, tutto l’accanimento nel cercare di bloccare il progetto è alle spalle. M&M, Maroni e Moratti, firmano davanti ai flash e alle telecamere il documento per la chiusura definitiva del Triboniano, brindando al successo di civiltà: «Prima questa emergenza era stata colpevolmente trascurata, il nostro intervento è stato positivo e ha oltretutto sviluppato una sensibilizzazione anche a livello europeo, tanto che la stessa Commissione Ue ha posto quello dei campi nomadi come tema centrale per tutti» dichiara Maroni, come riporta il sito del Ministero (quello del Comune tace per adeguarsi alle norme su informazione e campagna elettorale).





Moratti, programma a pedali

21 04 2011

Quasi dodicimila parole, 31 pagine…

ecco il programma della Moratti in estrema sintesi…si rimanda a quello di Pisapia per un confronto visivo…

Ora..entrare nei dettagli del programma del sindaco uscente sarebbe bello..già linkiesta l’ha fatto su un tema molto caldo, quello dell’housing, facendo riferimento al famoso libro dei “cento progetti realizzati” dall’amministrazione negli ultimi cinque anni..

Come assaggio, e torno invece al programma che la Moratti ha proposto per i prossimi 5 anni, si può andare a vedere quanto riportato a proposito di un tema molto caro alla giunta..il bike sharing, cavallo di battaglia in fase di campagna elettorale insieme al più ampio discorso della mobilità..

Nel programma, al punto e) del paragrafo 6) del capitolo “contro l’inquinamento” – pagina 16 del .pdf linkato – si legge:

“Bike-Mi: il Bike-Sharing già entro il 2012 arriverà a 200 stazioni e 3.600 bici disponibili e proseguirà arrivando a circa 300 stazioni e 5.000 biciclette”

Effettivamente guardando il sito del servizio Bike-Mi, tra le ultime news c’è l’inaugurazione di due nuove stazioni in via Paolo Sarpi, di recente oggetto di una serie di lavori. Se ne parla come le stazioni 187 e 188 “nell’ambito del progetto di espansione del servizio che porterà Milano a dotarsi di 200 stazioni e 3.650 bici” (anche se c’è da notare che nell’elenco completo delle stazioni si trovano 109 rastrelliere, perchè poi dalla numero 105 si passa alla 188…)

Tutto questo, però, per dire cosa? Che nel dicembre 2008 l’obiettivo fissato dal sindaco per il 2009 era di raggiungere le 350 rastrelliere (quindi più del doppio di quelle installate a metà 2011). Il tutto in un contesto di difficile raccolta fondi (Clear Channel che gestisce il servizio ha chiesto 3 milioni che il Comune non ha ancora sbloccato) per un servizio che è stato più che apprezzato dai cittadini, visto il numero di abbonamenti.

Non resta che pedalare…